Il Grillo in me
La questione non è tanto Grillo in sé, ma il Grillo in me, in noi e voi tutti. E’ l’istinto un po’ malmostoso e a tratti furibondo che attraversa animi esulcerati di elettori e candidati, osservatori e osservati, spettatori quasi mai neutrali di una contesa estenuante; e in fondo anche invocata da quella parte dell’anima collettiva italiana poco razionale e sovrappopolata di paure e necessità di conforto. Negli urli, negli insulti e negli stilemi confusamente belluini che riempiono il palinsesto del nostro sconcerto preelettorale c’è perfino qualcosa di liberatorio.
11 AGO 20

La questione non è tanto Grillo in sé, ma il Grillo in me, in noi e voi tutti. E’ l’istinto un po’ malmostoso e a tratti furibondo che attraversa animi esulcerati di elettori e candidati, osservatori e osservati, spettatori quasi mai neutrali di una contesa estenuante; e in fondo anche invocata da quella parte dell’anima collettiva italiana poco razionale e sovrappopolata di paure e necessità di conforto. Negli urli, negli insulti e negli stilemi confusamente belluini che riempiono il palinsesto del nostro sconcerto preelettorale c’è perfino qualcosa di liberatorio. Proprio come un vaffa gridato a cielo aperto. Lo si vede nelle movenze rissaiole del ceto politico, lo si legge sui giornali (nessuno escluso), lo si ascolta nelle trasmissioni televisive in cui la rabbia striscia e si propaga quasi per [**Video_box_2**]contagio, lo s’intuisce perfino nei più compassati militanti o sostenitori del moderatismo, quelli che mai accosterebbero il mood a cinque stelle: è il senso di un’attesa lancinante, come per una tensione che aspetta di liberarsi in un verso o nell’altro, per un botto più o meno sordo in arrivo, un sospiro di sollievo o la certezza di una disfatta rotonda. Una meccanica del genere non è di per sé una novità, in questo giro ha assunto il volto ghignante del dott. Gribbels, ma non è affatto escluso che tutto si risolva in un’eruzione cutanea passeggera, nell’attesa che la canicola si porti via i nostri sinistri detriti emozionali. Alla vigilia di questo appuntamento con le urne ci si somiglia e ci si riconosce un po’ tutti quanti. E non soltanto si rivela impervia ogni possibile palingenesi in Italia, ma viene più semplice farsi la faccia cattiva e poi confidare nella nostra accidia.